Dove l’errore è la regola

¡Tu la pagaras!

di Marilù Oliva

Recensione di ¡Tu la pagaras! di Marilù Oliva, Roma : Elliot, 2014
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Decisamente Marilù Oliva preferisce le virgole ai punti. Non che non usi anche questi, ma cerca la velocità, il ritmo delle descrizioni e dei dialoghi. E congegna un noir misto padano-sudamericano che sa tanto di molte città di provincia italiane, dove c’è sempre qualcosa di sbagliato: sia la temperatura del fetido garage dove lavora la protagonista, la Guerrera, sia la nazionalità del Cubano, che tutto è meno che caraibico, sia l’età delle donne della storia, che non stanno in pace con i propri anni, sia i ruoli di un dipendente e di un datore di lavoro, che non sempre sono tali, sia le mancate avance di un ispettore (capo) di polizia che non sa manifestarsi al momento buono.
Proprio la figura del poliziotto è quella a pagare una minore profondità, mentre il romanzo nel suo complesso risente di qualche debolezza strutturale, come la comparsa in scena (nella mente del poliziotto) dell’arma del primo omicidio della storia. Ma ¡Tu la pagaras! si legge bene, è scritto da chi ha voglia di scrivere, e questa cosa si percepisce. Tre stelle perché le magagne di queste pagine saranno sanate in altre, come Mala suerte, che per chi non sia feticista delle trilogie, di cui ¡Tu la pagaras! è la prima, Mala suerte la terza parte, è opera di certo migliore.

La fine e l’inizio

Peep show

di Federico Baccomo

Recensione di Peep show di Federico Baccomo, Venezia : Marsilio, 2014
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La seconda di copertina cita Andy Warhol e la sua celebre affermazione sui quindici minuti di celebrità che ognuno può avere grazie ai mass media moderni. Federico Baccomo mostra invece come l’asticella per ottenere quel quarto d’ora si sia alzata. Ne è l’esempio il protagonista, Nicola Presci, che dopo una sfortunata partecipazione al Grande Fratello passa da mezza celebrità ad autista. Salvo poi riguadagnarsi le luci della ribalta, in modo tanto involontario quanto fulmineo.
Lo stile di Baccomo è rapido, eppure preciso; i personaggi sono tratteggiati attingendo un po’ a stereotipi, ma la scelta è funzionale alla velocità delle scene, che si susseguono facendo volutamente perdere, per poco, i riferimenti al lettore. La sospensione liquida nella quale si trova il protagonista è il risultato stilistico di maggior pregio delle pagine.
A volte l’autore strizza in modo forse eccessivo l’occhio al lettore, distruggendo in modo quasi gratuito l’immagine di qualche personaggio famoso, e mostrando così le brutture dello “star system”. Questa forse l’unica pecca di un libro che altrimenti mescola bene dialoghi vivi ad altrettanto vivi monologhi interiori, all’interno di una trama lineare ma non scontata.

Pochi mancini e molti comunisti

calciatori di sinistra

di Quique Peinado

Recensione di Calciatori di sinistra, di Quique Peinado, Milano : ISBN, 2014
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I ritratti di Peinado presenti in questo libro beneficiano del grande approfondimento del loro autore, che pesca notizie originali, fresche pur trattando di episodi anche di diversi decenni fa. L’ultimo capitolo, quello dedicato Sócrates, è molto intenso, e scava in profondità nelle passioni dell’ex-centrocampista brasiliano. I capitoli precedenti non sono male, e formano una carrellata volutamente disomogenea di calciatori di sinistra: tra questi tedeschi maoisti, argentini pasionari e italiani legatissmi alla propria città.
Non conosco la versione originale, ma in quella italiana a penalizzare le pagine di Peinado è il suo periodare pesante, involuto, di leggibilità quantomeno variabile. Solo chi si fa pesantemente prendere dal libro può seguire in modo completo le storie raccontate dal giornalista e comico (non è presentato come tale nell’edizione italiana: il calcio da noi è ben più sacro) madrileno.
Se si vuole leggere di calcio un po’ dentro e un po’ fuori dal campo rimane preferibile un altro giornalista di sinistra, l’inimitabile Osvaldo Soriano, di cui consiglio Fútbol. Storie di calcio.

Nulla di nuovo sotto il sole torinese

Il giro di Torino in 501 luoghi

di Laura Fezia

Recensione di Il giro di Torino in 501 luoghi di Laura Fezia, Milano : Newton Compton, 2014
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Che nella bibliografia del libro appaiano citati tre (!) saggi di Peter Kolosimo (torinese di adozione, sì, ma soprattutto ufologo) conferma come Laura Fezia, nonostante le buone intenzioni della premessa, dove afferma di voler guardare alla città con occhi non legati ai soliti schemi, peschi nel trito bacino delle leggende di cui Torino è ben fornita. Benissimo, per coloro che sono interessati a questo taglio. Un po’ meno per coloro che si aspettano una semplice (è veramente troppo chiederla?) descrizione della città nei suoi luoghi caratteristici. Eppure ce ne sarebbe da dire.
Stando alla sola architettura della città, e non parlando di quello che manca, ma di quello che almeno parzialmente c’è nel testo, l’autrice argomenta in lungo e in largo di sotterranei (misterici per definizione), ma quando parla di piazza Emanuele Filiberto si ferma in superficie, riferendo appena delle opere sotterranee che invece la rendono unica. Cita la Cittadella, ma non dà prova di conoscerne né la tecnica costruttiva né la finalità precisa. Parla di architetti e non cita Vauban, che definì Torino come la città con la migliore collocazione strategica al mondo. Fa riferimento al _Theatrum Sabaudiae_ senza dire che cosa sia l’opera e come fosse il “portfolio” di casa Savoia nel Seicento. Definisce canonicamente “salotto buono” piazza San Carlo, ma forse non sa che era la piazza delle parate militari. Azzecca la collocazione di due lati dell’antico quadrato romano (non male), ma sbaglia quella degli altri due (le mura non arrivavano all’attuale corso Regina Margherita, né tantomeno fino a corso Valdocco). Eccetera.

L’incontro perverso tra uomo e tecnologia

Crash

di J. G. Ballard

Recensione di Crash di J. G. Ballard
Crash

Mai scontato, con tempi a volte serrati e a volte dilatati, _Crash_ è il classico romanzo da pugno nello stomaco. Ballard intesse una trama che non dà molti riferimenti, sballotta e stupisce. Tutto è all’insegna dell’unione sinestesica tra uomo e tecnologia: gli odori sono di metallo, benzina, fluidi corporei; gli umani hanno protesi, che li legano idealmente e fisicamente alle macchine; per i personaggi le visioni delle automobili sono eccitanti quanto le forme biologiche; le mani toccano carne come se fosse metallo e viceversa; lo stridio delle lamiere è come un sussulto di piacere sessuale. Infine, la morte è come la fine di un corpo meccanico. Cinque stelle perché di cose simili in giro non ce ne sono molte.

I dervisci e l’uncinetto

Sincronicità

di Kirby Surprise

Recensione di Sincronicità di Kirby Surprise, Roma : Edizioni Mediterranee, 2013
Sincronicità

Il concetto fu introdotto da Jung, e di lì è stato saccheggiato a mani piene. Salvo che spesso, ed è il caso di Surprise (il nome è sincronico), non si sviluppi un discorso sensato in merito. La sua posizione potrebbe essere riassunta da questo passaggio nel testo: “Per alcuni la posizione finale diventa «Eventi del genere non esistono semplicemente perché non sono possibili». Il problema di questo atteggiamento è che non c’è motivo per cui l’evento sincronistico non sia possibile. Nella fisica qualsiasi evento non governato dalle leggi note è considerato possibile”.
Il contorno è un’accozzaglia di considerazioni da un lato errate sul metodo scientifico e dall’altro semplicistiche sull’utilizzo odierno dei metodi divinatori delle culture tradizionali e sapienziali, molto più serie nel loro approccio alle connessioni tra eventi. Il tutto è immerso in un brodo di tentativi di allontanare il lettore dalle proprie convinzioni “scientiste” per poi riaffermarle qualche riga sotto. L’autore fa ballare il lettore come un derviscio e poi gli chiede di fare all’uncinetto. Utile nel caso in cui si voglia aderire a Damanhur.
Consigliatissimo, invece, è l’ascolto (o il riascolto) dell’album _Synchronicity_ dei “Police”.

Anni-luce da Feynman

Stephen Hawking : Una vita alla ricerca della teoria del tutto

di Kitty Ferguson

Recensione di Kitty Ferguson, Stephen Hawking – Una vita alla ricerca della teoria del tutto, Milano : Rizzoli, 2011

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Il contributo di Hawking alla comprensione del funzionamento dell’universo è grande e indubbio. Che lo scienziato inglese negli anni abbia scritto libri più o meno tutti uguali per finanziare (per sua stessa ammissione) gli apparecchi che gli permettono una più efficace comunicazione al mondo esterno, è un po’ meno nobile. Nel senso che una simile mente dovrebbe essere aiutata in modo istituzionale, e non accidentale, evitando pubblicazioni clone. Il testo della Ferguson ha l’unico pregio di alzare un po’ l’asticella della spiegazione delle teorie di Hawking, che invece è sempre troppo semplice nelle proprie esposizioni. Tuttavia, il testo manca il bersaglio pieno sia come testo di divulgazione scientifica (i picchi di Feynman sono distanti anni-luce), sia come biografia di una persona nella cui vita il peso della malattia è grande, ma poteva essere dato per scontato per lasciare spazio ad altro. Per chi non sa nulla di Hawking, in ogni caso, va anche bene.

Prima o poi potrebbe servire…

Tengo tutto

di Randy O. Frost e Gail Steketee

Recensione di Tengo tutto di Randy O. Frost e Gail Steketee

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Uno studio ben documentato su di un disturbo comportamentale (la disposofobia) che fa parte dei DOC (disturbi ossessivo-compulsivi). Con un’esposizione molto accessibile spiega le origini di comportamenti quali quelli messi in mostra da trasmissioni televisive come “Sepolti vivi”. I casi sono quelli di individui o famiglie che vivono in abitazioni praticabili da nessuno se non da chi ha accumulato tutti quegli oggetti, dove sono dimenticate l’igiene insieme con le normali funzionalità (ad esempio quella di una cucina). Riportare quelle case a condizioni normali è sia un problema di tipo pratico (spesso gli accumuli sono di decine di tonnellate di oggetti di valore scarso o nullo), sia, ovviamente in misura maggiore, di tipo psicologico. Per i proprietari, liberarsi degli oggetti diventa come asportare una parte del proprio corpo, e solo strategie portate avanti da gruppi di professionisti possono cercare di risolvere il problema, che ovviamente non sembra essere avvertito da chi lo vive quotidianamente.

God save the haunted house

Le stanze dei fantasmi

di Charles Dickens

Recensione di Le stanze dei fantasmi di Charles Dickens, Roma : Del Vecchio, 2014

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La sola idea della storia “portmanteau” vale il prezzo del libro. Charles Dickens trovò il modo di unire le storie di cinque famosi scrittori (oltre a se medesimo) in un solo testo, pubblicato come strenna natalizia di una celebre rivista del periodo vittoriano. La storia d’apertura, a firma dello stesso Dickens, è certamente la più godibile, la meglio caratterizzata e quella che scava più nel profondo. Ma anche le altre sono testimoni di un periodo che da un lato vide lo splendore massimo della potenza inglese nel mondo, e dall’altro – forse proprio come contraltare di questa potenza – aveva bisogno di esorcizzare i propri mostri e le proprie paure. Da leggere.

Impermeabili, sigarette e whisky

Bulli sotto la mole

di Giò Trevisan

Recensione di Bulli sotto la Mole: un’indagine di Bob Lancetti, Milano : Indies g&a, 2014

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Se il noir ha un canone, non vi è dubbio che Giò Trevisan se ne appropri. L’omicidio iniziale, il cliente che va dall’investigatore privato perché la polizia non indaga sull’assassinio, l’investigatore squattrinato innamorato della segretaria, l’intreccio dei filoni. Tutto secondo le attese. Quindi, per gli amanti del genere, suppongo, una buona lettura.
Anche le descrizioni, però, sono canoniche, non vi è mai uno slancio d’introspezione oltre a quello dovuto, i personaggi sono stereotipi di purezza quasi perfetta (giusto lo spacciatore senegalese esce dal coro del canone), il turpiloquio non è né celato né cercato; per buona misura, i refusi della trascrizione su Kindle si sommano a quelli dell’autore (visto che si scrive “abitué” con l’accento acuto, perché non metterci l’acca iniziale?).
Da leggere se si vuole prendere un filone poliziesco all’inizio (siamo alla seconda indagine di Bob Lancetti, e tutto lascia pensare che l’autore ne abbia in serbo altre); non consigliabile per gli altri.