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Critica dagli antipodi

Il crollo della cultura occidentale. Per una nuova interpretazione dell’umanesimo

di di John Carroll

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L’invito di Zygmunt Bauman in quarta di copertina è certo un buon viatico per questo saggio, che comunque si fa apprezzare da solo per freschezza e risolutezza della tesi. Carroll, sociologo australiano, imposta un discorso trasversale sulla crisi e sul (supposto) successivo crollo della cultura occidentale per come appaiono nelle rappresentazioni artistiche da metà millennio in poi, e per come li certifichino i grandi pensatori occidentali degli ultimi cinquecento anni (Lutero, Marx, Darwin, Nietsche, Freud). Non teme di fare ricorso a fonti molto eterogenee: dagli Ambasciatori di Holbein si passa a un western come Sentieri selvaggi; dalla Peste di Ashdod di Poussin al Gattamelata di Donatello.
Carroll, libero dalle sovrastrutture europee, si lancia in una critica che ha nella radicalità la propria forza. In sostanza, nel momento in cui l’uomo occidentale approccia l’Umanesimo e il successivo Rinascimento, si dichiara indipendente da Dio, perdendo così il punto fisso che anche prima della cultura cristiana aveva sempre avuto. Si badi, Carroll non vuole criticare l’ateismo dell’uomo da un punto di vista religioso; solo, rimarca che questi non sia stato capace di costruire un sistema filosofico a completa sostituzione del precedente. Come dice Bauman, che si sia d’accordo o meno con l’uomo degli antipodi, il libro si fa leggere in un sol boccone.