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c’erano… sette fili di canapa… – 2

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(segue)

Quella che sembra una novità si rivela essere una riproposizione dell’uso di una pianta che ha segnato l’Antichità. La canapa, citata in più passaggi della Bibbia, è stato tessuto largamente utilizzato sin da tre millenni or sono, in Europa Orientale, in Medio Oriente e in Asia, anche se la pianta in sé ha usi ancora più remoti.
La sua fortuna deriva dalla diversificazione dell’uso delle sue varie parti: quella fibrosa, utile per realizzare corde e tessuti, quella fogliare, utile come cibo per gli erbivori addomesticati, e la componente oleosa, utilizzabile in vario modo.
Sino all’uso massiccio del cotone, iniziato attorno agli anni ’20 del xix secolo le stoffe, i tessuti e i vestiti erano fatti di canapa. Il filato della pianta di canapa, ottenuto per maciullamento delle parti corticali della pianta e loro successiva filatura, analogamente a quello della lana animale, non era facilmente lavorabile in modo meccanico come poteva esserlo il cotone, che per le proprie caratteristiche meccaniche (in particolare la resistenza alla trazione) meglio si prestava all’impiego delle macchine per la filatura e la tessitura.
Di particolare importanza fu l’uso dei filati di canapa nella fabbricazione delle vele e del sartiame; l’evoluzione delle marine europee si basò pesantemente sulla disponibilità di questo materiale, anche in questo caso sino a quando una nuova tecnologia nata nel periodo della Rivoluzione Industriale, la caldaia a vapore, lo soppiantò.
Similmente avvenne per i libri, anche se in questo caso l’interruzione dell’utilizzo della canapa per fabbricare carta non sembra derivare da considerazioni meramente tecnologiche. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti stimò nel 1916 che nel giro di un quarto di secolo tutta la carta sarebbe stata prodotta con la canapa. La considerazione di sistema nasceva dal fatto che la un appezzamento a canapa produceva la stessa carta di un’area quadrupla coltivata ad alberi, con un inquinamento che poteva essere anche di sette volte minore.
A ciò si aggiungeva la tipologia di coltura, particolarmente agevole, sia per il tempo di sviluppo (è sufficiente una sola stagione), sia per la morfologia della parte radicale (che lasciava il terreno pronto per la semina della stagione successiva una volta estirpato), sia per la facilità della conduzione (la massa fogliare piuttosto densa impedisce la crescita delle piante parassite).
Perché la canapa non ottenne il successo preventivabile?