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le compagnie aeree e l’identità europea

web_check-in_lufthansa
Ponete il caso di acquistare un biglietto d’aereo, diciamo della Lufthansa, per una tratta europea. Non è importante se ci dovete andare per lavoro o piacere, alla compagnia e all’aeromobile non importa. Ponete poi che il giorno prima del volo sapete di aver vinto alla lotteria di Tavagnasco due bottiglie di bonarda, ritirabili solamente da voi il giorno del vostro volo. Per levarvi dagli impicci, vostro cugino vi dice: “Cambia intestatario del biglietto, ci vado io”, mostrando così grande disponibilità nel caso di viaggio per lavoro, e grande opportunismo nel caso di viaggio di piacere.
Mentre Ryanair mostra in modo chiaro sin dalle procedure di prenotazione i costi per il cambio di intestatario del biglietto, altre compagnie meno low cost, quale ad esempio Lufthansa, suggerisce addirittura la riemissione del titolo. Quindi, è necessario acquistare nuovamente il biglietto, pur sapendo che se l’aereo è al completo, poiché il vostro biglietto non è stato annullato, vostro cugino potrebbe rimanere a terra. Da un lato costoso, dall’altro cervellotico.
Ora, poiché né chi scrive né voi né i vostri cugini (e i parenti fino al settimo grado) farebbero mai qualcosa di non consentito dalle leggi in vigore, ciò che segue è descrizione di ipotetiche azioni che chiunque salvo i summenzionati potrebbe compiere.
Allo stato attuale si può prendere un aereo per la Germania, effettuando preventivamente il web check-in, presentandosi quindi direttamente al varco security (quello dove avviene il controllo radiogeno della persona e delle cose che potra con sé) senza dover mostrare codice di prenotazione e soprattutto carta d’identità (la patente non basta per voli intraeuropei) al banco check-in.
Al varco security l’unica richiesta è quella del boarding pass, ossia della carta d’imbarco, per la quale possesso vale titolo. Chi la reca con sé, in altre parole, ha buon titolo a utilizzarla. Dunque, chiunque. L’ultimo passaggio è quello del gate, dove non è più prassi chiedere il documento d’identità, e in alcuni aeroporti tedeschi l’operatore, che vi lascia solo il piccolo talloncino dove vi è l’indicazione del posto a sedere, strappandolo dalla matrice, è sostituito da un lettore ottico di codici QR. Così, chi sale sull’aereo può essere una qualsiasi persona diversa da quella per la quale il biglietto è stato emesso.

Si immagini un latitante che debba volare, ma che per ovvi motivi non amerebbe comprare un biglietto a proprio nome, né mostrare documenti falsi a rischio di essere scoperto. Volare con Lufthansa gli renderebbe la vita facile. Vero è che gli aeroporti sono ormai zeppi di sistemi di riconoscimento biometrico, che non si fanno sfuggire quasi nessuno. Tuttavia, è così costoso un piccolo controllo in più? Sopratutto dopo i denari spesi per i body scanner? Non facciamo tornare alla memoria le immagini di un gruppo di uomini che passa un varco security lampeggiante senza essere fermati fermato da nessuno…

Dune e body scanning

sting-harkonnen

Forse Gordon Matthew Thomas Sumner non ebbe mai capigliatura più fiammante. Nel film Dune (1984) apparve nel ruolo di Feyd-Rautha Harkonnen, delfino del barone Raikonnen nella trasposizione cinematografica della saga di Frank Herbert (1965). Sting nella pellicola ha un ruolo da coprotagonista, essendo il cattivo; la parte predominante del buono, che vince in un classico scontro inter pares, è di Kyle MacLachlan, alter ego visuale (non si può dire “musa”) di David Lynch in diverse realizzazioni, tra cui Twin Peaks e Blue Velvet).
Vi è però un altro cattivo, ancor più rappresentativo e ancora più “linchiano”, vera nemesi del khalos e agathos, del “bello e buono” (ossia, bello perché buono e viceversa, in una mutua condizione di necessità e sufficienza), un prototipale “brutto e cattivo”, al limite del grottesco: il barone Vladimir Harkonnen (interpretato da Kenneth McMillan). Gonfio e purulento in volto, il barone non è calvo, ma è come se lo fosse, essendo i suoi capelli appendice quasi insignificante. Porta una divisa certamente sporca, un tempo pomposa, sotto la quale fasce leggere di cuoio sembrano talvolta essere cucite sull’epidermide. Il suo ventre enfio parzialmente visibile mostra appendici bio-meccaniche, probabilmente sorte di pacemaker a regolarne qualche funzione vitale; non certo armi.
Di armi di qualunque genere, dimensione, proprietà, pericolosità, sono invece da anni in cerca gli operatori della sicurezza negli aeroporti di tutto il mondo. Usano i dispositivi che ben conosciamo per rintracciare prevalentemente oggetti metallici (è arcinoto che i coltelli di materiali ceramici non sono avvertiti da queste scansioni), scovandoli sotto i vestiti e permettendo la loro identificazione/rimozione.
Con l’evoluzione delle armi e degli esplosivi, però, il controllo radiogeno pare non essere più sufficiente per coprire uno spettro significativo delle varietà tecnologiche. Si pone così come oggetto del desiderio di molte amministrazioni aeroportuali il cosiddetto “body scanner“, un macchinario che consente la visualizzazione molto precisa del corpo del passeggero.
Si parla molto di uso morboso di questo strumento, che consentirebbe di fruire di uno spettacolo pornografico a buon mercato, e soprattutto candid, ma le forme glabre e androidi, luminescenti e azzurrastre, restituite a schermo dallo strumento richiamano più quelle del barone Harkonnen che altre.

Esistono oggi due nuove tipologie di analizzatori:

1. a raggi X. Sono inviati da una sorgente, cosicché quelli riflessi e quelli rifratti (ossia la porzione che penetra il corpo umano) possano essere misurati. Il passaggio di una persona sotto questo sistema le comporta un’emissione non trascurabile di radiazione, pari, secondo la SIRM (Società Italiana di Radiologia Medica) a quella ricevuta in due ore di volo transoceanico (ad alta quota è presente una quantità di radiazioni ben maggiore di quella al suolo);

2. a onde millimetriche. Si tratta di onde con una frequenza dell’ordine del terahertz (10^12 hertz). Vista la loro modulazione, sempre con riferimento a quanto affermato dalla SIRM, si può affermare che la quantità di radiazione elettromagnetica ricevuta dal passeggero durante il controllo sia circa un decimillesimo di quella proveniente da una chiamata media al cellulare.
I dati non sono ancora certi; sono poi in corso numerose sperimentazioni, a tutela della salute dell’uomo (ma intanto sistemi di questo tipo sono stati venduti in massa nell’ultimo periodo).
In altre parole, si pensa che le onde emesse abbiano frequenza tale da non interagire con le cellule, variandone caratteristiche, temperatura e quant’altro. Ma la certezza è di là da venire…