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un motto al giorno

St._Benedict_delivering_his_rule_to_the_monks_of_his_order

Scorrendo la pagina home di LinkedIn ognuno può apprezzare la ricchezza di post che ogni giorno offrono consigli utili per affrontare il proprio lavoro, per approcciare i clienti, per gestire le risorse umane, per costruire relazioni efficaci, per scrivere il proprio curriculum e quant’altro ancora.
Molto spesso questi consigli appaiono sotto forma di immagini (vorrei dire tazebao, ma il rischio di farmi dare del maoista è forte), per cui ogni giorno, come in un almanacco, troviamo una frase celebre, una citazione, un motto.
Aspetto di un certo interesse è che questi post spesso vengono sempre dalle stesse persone, che non si curano molto del fatto che il motto di un giorno sia in contrasto almeno apparente con quello della settimana precedente, o che una lista sia quasi la copia carbone di un’altra pubblicata solo qualche settimana prima.
Così, tra leoni che si alzano al mattino e sanno che fare, vademecum sulla gestione dei clienti, imperdibili flash su come evitare il mobbing, assistiamo alla condensazione della nostra esperienza in atomi di saggezza che ben poco possono contro la complessità naturale della realtà. O, per converso, che brillano per ovvietà.
Come quel cartello che forniva, con tanto di ausilio iconico, le otto chiavi per mantenere i migliori talenti in azienda: pagare bene, riconoscere i risultati, creare un buon ambiente di lavoro, dare obiettivi condivisi, instaurare la fiducia nei rapporti personali, dare feedback, fornire servizi di mentoring e impostare
piani di crescita. E dire che ero perfettamente convinto che un lavoro sottopagato in un ambiente altamente mobbizzato, senza fiducia nei colleghi e con fosche prospettive per il futuro fosse il perfetto mix per motivare le persone a rimanere in azienda.
Le rappresentazioni grafiche sono efficaci perché condensano in un colpo d’occhio saperi altrimenti accessibili solo dopo anni di studio matto e disperatissimo. Così, dando la giusta rilevanza al lavoro di gruppo, un’immagine che prende spunto da Galileo e dai Giapponesi ci insegnerà che dietro ogni problema c’è un’opportunità; altre ci convinceranno che stiamo meglio soli che male accompagnati, che chi fa da sé fa per tre, ma anche che nessun uomo è un’isola, e che se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante.
Se anche tutti i motti proposti fossero utili e sensati, perderebbero di effetto per la loro stessa natura. Un motto è una sentenza che per acquisire valore utile deve essere approfondita, vissuta, sperimentata. Se ce ne passa davanti uno al giorno non ce ne facciamo nulla. E soprattutto deve essere scelto perché ci si confà, non perché “suona bene” ma non ha nulla a che fare con noi.
Un tempo le famiglie sceglievano motti che, per via della storia pregressa, fornivano la cifra (reale o spesso idealizzata) degli atti dei rappresentanti della famiglia stessa. Erano inseriti negli stemmi (o armi) delle famiglie, e così in quello dei Mazzinghi di Firenze si poteva leggere “chi la fa l’aspetti”, mentre
“virtù sola fa l’uomo” era il motto dei Belli di Torino, a testimonianza che ai primi non conveniva far torti se non si voleva una rappresaglia da parte di tutti i componenti della famiglia sino agli ultimi rami cadetti, mentre i secondi facevano dell’agire virtuoso la propria bandiera.
In modo simile, gli ordini monastici hanno motti che qualificano la missione che si prefiggono. Ne è forse l’esempio più celebre “ora et labora” dei Benedettini. Se questo fosse alternato da un giorno all’altro con “ad maiorem dei gloria” dei Gesuiti o dal più ecumenico “pax et bonum” dei Francescani, che concluderebbe il novizio? Forse, “quindi niente più orto? Peccato, avevo i fagiolini che stavano per spuntare”. I frutti dei motti sono solo di lungo periodo.
E’ pur vero che la società e l’organizzazione del lavoro cambiano a ritmi crescenti, ma forse proprio per questo occorre avere punti saldi, dai quali partire per approcciare la realtà che ci troviamo di fronte. Questo, a meno che l’azienda scelga “un motto al giorno” come motto.

almanacco Hindu