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06 – modelli di uomo e architettonici

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Marco Vitruvio Pollione (Marcus Vitruvius Pollio), (75 a.C. circa – 25 a.C.) fu architetto, ingegnere e scrittore latino.
Già ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra sotto Giulio Cesare ed architetto-ingegnere sotto Augusto, è l’unico scrittore latino di architettura di cui si possiedano le opere. Vera autorità nel campo, è spesso citato dagli autori successivi, come Frontino.
La sua opera fondamentale è il De architectura in 10 libri, dedicato ad Augusto e scritto tra il 27 e il 23 a.C. In quegli anni Augusto progettava un rinnovamento generale dell’edilizia pubblica. Il trattato, riscoperto in epoca rinascimentale (1414) da Poggio Bracciolini, è stato il fondamento dell’architettura occidentale fino alla fine del XIX secolo.
Il De architectura presenta la seguente scansione:
• Libro I: formazione dell’architetto e scelta del luogo
• Libro II: tecniche edificatorie, origine e sviluppo
• Libro III e IV: edifici sacri
• Libro V: edifici pubblici
• Libro VI e VII: edifici privati (luogo, tipologia, intonaci, pavimenti)
• Libro VIII: Idraulica
• Libro IX: orologi solari, digressione astronomica e astrologica
• Libro X: Meccanica (costruzione di gru, macchine idrauliche e belliche)

La scansione dà un’idea precisa della tecnologia romana.
Si tratta in realtà di un vero trattato di ingegneria, e sarà opera di riferimento per molti secoli.
Vitruvio ci informa di una pratica amministrativa elaborata da lui stesso, per la quale i privati dovevano pagare una tassa basata su un contratto tra lo Stato e l’utente, al fine di limitare gli allacciamenti abusivi e le concessioni individuali e gratuite. Jerôme Carcopino nella sua opera La vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’impero dichiara che, nonostante le grosse canalizzazioni di piombo portassero l’acqua degli acquedotti nelle abitazioni private, solo i pianterreni delle insulæ dove abitavano i più facoltosi vi avevano accesso. Gli abitanti dei piani alti erano costretti a procurarsi l’acqua alla più vicina fontana e questo rendeva difficile la cura della pulizia. Giovenale nelle sue Satire cita spesso i portatori d’acqua (aquarii), necessari alla vita collettiva d’ogni stabile. In effetti nessuna costruzione ci ha ancora rivelato le colonne montanti che avrebbero permesso di portare l’acqua ai diversi piani.
Dal punto di vista architettonico, i Romani ebbero il merito di utilizzare due nuovi elementi costitutivi: l’arco e la volta. Grazie anche alla selezione dei materiali e alla qualità risultante, essi raggiunsero picchi di assoluta rilevanza, come nel caso del Pantheon. Costruito dall’imperatore Adriano nel II secolo d.C., rimase insuperato per oltre 1500 anni per le dimensioni della propria cupola, che raggiunge i 43 metri di diametro.
L’arco fu abbondantemente usato anche nella costruzione dei manufatti murari degli acquedotti, e la sua realizzazione prevedeva l’uso delle centine in legno, poiché durante le fasi della costruzione non autososteneva il proprio peso parziale.
La gerarchia organizzativa nell’ambito dei lavori pubblici era strettamente legata a quella religiosa: basti pensare a due figure fondamentali, come il rex auger e il pontifex maximus, che svolgevano funzioni sia religiose sia politiche. Ad esempio, il pontifex sovrintendeva alla costruzione delle maggiori opere civili (quali i ponti, appunto), ma si curava anche della divinazione ritenuta necessaria perché i migliori auspici vigessero al momento dell’inaugurazione dell’opera. Per la parola “pontefice” oggi rimane, come noto, solo il significato legato alla funzione religiosa e divinatoria.