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l’iPad a vapore

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Il sito ThinkGeek, vera vetrina di novità, propone in “copertina” un gadget da associare all’ormai immarcescibile iPad: la custodia con tastiera Bluetooth. L’oggetto, in vendita all’approcciabile prezzo di 59 dollari e 99 centesimi, parla di utenti di iPad che, comettendo atto di lesa maestà, si sarebbero macchiati di “leave your iPad behind”, vale a dire di non prendere sempre con sé l’amato feticcio ma di metterlo da parte quando le cose si fossero fatte serie. Continua la descrizione: “The truth is that you really needed a keyboard. Not all the time, mind you, but enough so that your hastily composed emails signed with ‘- Sent from my iPad’ wouldn’t be read like ‘- Sent from my divan, where servants are hand-feeding me grapes as I lounge and browse the Interwebs.'”
L’iPad quindi come segnale di assenza di serietà. E quale migliore maniera di conferire ottocentesca serietà al tablet più famoso? Dotarlo di meccanica schiera di tasti, più politicamente corretta dell’effimero tastierino software (si noti come “tastiera” corrisponda alla compitezza della dattilografa e “tastierino” all’estemporaneità dell’utenza virile).
Ritorna l’archetipo, quindi, che intervenne nella realizzazione della forma del computer destinato all’utenza allargata: una macchina per scrivere, il fondamento, il noto, associata a uno schermo, oggetto eminentemente del dopoguerra e quindi nuovo, che pur già comune nelle case sotto forma di televisione, non era stato sino a quel momento controllabile, e quindi ancora da esorcizzare nella sua forma “personale”. Si vede bene questa combinazione in Brazil di Terry Gilliam.

Un oggetto, in definitiva, inconsciamente (e meravigliosamente, si può dire?) steampunk, che nelle didascalie delle immagini appare come tale: si rassicura l’utente dicendogli “Non you can really throw your netbook away” (si badi, non il laptop o notebook, ma la sua deriva minimalista), o “Full-sized keys” (le piccole dimensioni dei tasti li rendono poco seri), pur ricordandogli che la custodia “Folds over easily for normal use”. Siamo ancora in pieno assestamento, se il ritorno alla tastiera riconduce ad ambiti consueti o normalizzati, riconoscendo però che il “normal use” è quello per cui l’oggetto è stato progettato.
L’utente è ancora spiazzato, segno dell’inutilità del pur bellissimo oggetto o degli assestamenti verso una nuova tipologia di strumenti informatici personali?