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Giudizio sui sei candidati premier

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Visto che una breve ricerca su Internet non mi ha dato molta soddisfazione, provo a comparare i sei candidati delle elezioni politiche. L’idea è di giudicarli come se avessero sostenuto un esame scritto (in équipe) e orale, diciamo di politica economica, economia politica e diritto costituzionale. Mille caratteri per ciascuno basteranno.


Bersani Pierluigi, matricola lg 4706: sfoggia ardite perifrasi e metafore, che alle volte fanno perdere il filo del discorso, soprattutto quando si avventura in allegorie zoologiche. Spesso fumoso, fa sovente riferimenti al lavoro, ciò che non è negativo in sé, ma senza dire nulla di diverso da quanto si possa trovare in compendi per neofiti della materia. La prova scritta in équipe vede incongruenze, specie tra la posizione del Bersani, che vede Papa Giovanni XXIII come massima figura ascrivibile al socialismo progressista, e quella di Vendola Nicola, che in più parti dell’elaborato scrive “Voglio sposarmi”. Salvo che poi il Bersani cancella a penna queste parti. Non si dà credito a voci che vogliono che poco prima dell’orale abbia chiuso nello stanzino dei bidelli tale Renzi Matteo, che pare abbia preparato l’esame con lui. Secondo questa versione Renzi avrebbe messo in ombra il Bersani, condizionandone la votazione. Afferma di voler aprire una tintoria in caso di votazione negativa.

Berlusconi Silvio, tessera… pardon, matricola 1816: dà l’esame per la quinta o sesta volta, non avendo mai convinto la commissione in precedenza. Tenta prima di dare l’esame per procura, delegando tale Alfano Angelino, poi ritornando sulle proprie posizioni. Non è chiaro se sia associabile al Berlusconi la presenza di una mazzetta di banconote da 100 euro in prossimità della cattedra poco prima del suo esame orale. Sgombrata l’aula da una signorina discinta che lo accompagnava, il suo orale si è composto per la maggior parte di barzellette, apprezzamenti alla componente femminile della commissione, invettive di portata generica (“comunisti!”, “che puzza!”) e complimenti a sé stesso. Lo scritto di équipe pare essere stato redatto dal solo esaminando, e non vi è prova che egli non ne sia l’autore, sebbene malelingue parlino di un gruppo di tutor CEPU come reale estensore del documento. Il candidato fa la propria uscita promettendo (senza titolo) di poter abolire le tasse universitarie.

Monti Mario, matricola… è prof.: purtroppo la commissione, causa i molti candidati esaminati in precedenza, perde lucidità di fronte all’esposizione del Monti, e ciò, va detto, anche in ragione dell’esposizione monotòna del candidato. A sostegno della propria posizione, il Monti parla spesso del proprio nipote, con il quale gioca molto, a suo dire. Il nipote, ammesso in aula, stenta tuttavia a riconoscerlo (va detto che al momento era ancora presente la conoscente del Berlusconi, poi fatta uscire). Sia nello scritto sia nell’esposizione orale è rigoroso, malgrado l’accento tedesco renda qualche frase difficile da comprendere. A suo vantaggio l’aver condotto le esercitazioni in aula durante il corso di preparazione; tuttavia, se la teoria gli è ben nota, l’applicazione pratica di quella non sembra essere consequenziale. Non gli giova l’entrata nel gruppo di lavoro di Casini Pierferdinando e Fini Gianfranco, sostenitori di posizioni considerate accademicamente non valide ormai da anni.

Grillo Giuseppe, matricola *****: di certo non parte bene, chiedendo di sostenere l’esame via Skype, peraltro asserendo che l’esame in situ ne abbasserebbe la votazione. Tuttavia, gli è concessa deroga quando si articola in una spiegazione dettagliata dell’impossibilità di raggiungere la sede d’esame con una produzione nulla di anidride carbonica. Il turpiloquio non è ammesso in sede d’esame, ma il Grillo ne abbonda, urbi et orbi; la commissione ha il suo maggior turbamento quando il candidato chiede ai componenti di ridurre del 50% le proprie prebende. L’ombra – la notazione è da considerarsi letteralmente – maggiore sulla prova del Grillo è la probabile presenza di una figura capelluta (più del Grillo medesimo) alle sue spalle, che parrebbe suggerire molte delle risposte. Visto l’isolamento del candidato non è stato tuttavia possibile provare tale sospetto. Egli sostiene che non utilizzerà i crediti formativi acquisiti, lasciandoli al proprio gruppo di lavoro (primo caso del genere).

Ingroia Antonio, matricola agli atti: la giustificazione “ho dovuto studiare molto” non pare essere sufficiente a scusare il profondo sonno in cui è caduto il candidato in aula nei momenti precedenti l’esame. Chiamato ad alzarsi dal banco, scambia “banco” con “banca” e va su tutte le furie. Dopo il difficile risveglio, sostiene di aver già risposto a tutte le domande possibili sul proprio sito Web, consigliandone la consultazione alla commissione. Se proprio deve rispondere, che almeno gli si dia tempo di finire il cappuccino. Analizza poi alcuni temi in modo serio e completo, dimenticandone altri in modo molto evidente e grave. Propone tesi ardite, quasi fantasiose, ma sostiene di non aver mai letto Tolkien. Pare perdere fermezza quando considera l’idea di emettere ordine di comparizione per la commissione tutta, tornando sui propri passi quando si rende conto di averla davanti. Uscendo dall’aula unisce i polsi di fronte al Berlusconi, che di rimando gli scaglia contro tal Bonaiuti P.

Giannino Oscar, matricola… ehm, pare non averla più, a oggi: il candidato si presenta con un abbigliamento a dir poco fantasioso, e qualcuno in commissione si chiede se non sia il caso di fornirgli apposito grembiulino. Parte tuttavia bene, con una prova scritta ben articolata (anche grazie al suo qualificato gruppo di lavoro), su tutto il programma. Ne sa quanto basta, e si vede, e non si scompone nemmeno quando gli viene chiesto uno yodel. Si definisce a piè sospinto liberista, e guardando le sue scarpe bicolore nessuno in commissione nutre dubbio alcuno. Quando però si verifica lo statino per la registrazione, il Giannino ne produce uno della Libera Università dei Romulani. Si profonde in scuse, accusando un precario assente, ma il fatto è grave. A quel punto il candidato prende la decisione ferale: si autosospende da capo del proprio gruppo, peccato che sottoponga il libretto per la registrazione. Anzi: fa giurin giuretto che non capiterà più, ma chiede un paio di calzini a rigoni.