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il comfort sbagliato

confort
Per 20 euro sui voli internazionale e 50 su quelli intercontinentali Alitalia offre ai propri passeggeri più spazio per le gambe. E reclamizza sin dalla homepage del proprio sito questa possibilità. Nella pagina interna chiarisce poi i termini dell’offerta, ma in entrambe le pagine riporta in modo piuttosto evidente la dizione “confort”, che è errore ortografico.
Mal comune mezzo gaudio, si dice, e in questo caso è comunissimo, se i risultati restituiti dal maggiore motore di ricerca mondiale sono 170 milioni per “confort” contro gli 881 di “comfort”. Un buon 16% sul totale, uno su sei.
Forse c’è un’altra pecca, tuttavia, non così visibile. Le più diffuse definizioni operative di comfort arrivano dall’astronautica, e per linea genealogica – e altimetrica – discendente dall’aeronautica (chissà se questa parola appare scritta correttamente sul sito Alitalia? E chissà che cosa capita a “meteorologia”?). Secondo quelle, il comfort è principalmente definito da rapporti tra temperatura e umidità relativa, espressi da curve. Occorreva parametrizzare la vivibilità degli abitacoli dove gli astronauti si trovavano a sopportare condizioni estreme in fatto sia di temperatura – l’aria contro la fusoliera a qualche migliaio di chilometri l’ora scalda terribilmente – sia di umidità. Il problema dell’umidità a bordo delle stazioni orbitanti e delle navette era già stato affrontato in un nostro post precedente, e ha causato dei morti tra gli astronauti per enfisema polmonare.
E’ pur vero che dopo un volo dalle 4 ore in su gambe e schiena sono quelle a risentirne in modo più evidente, ma gli effetti peggiori si hanno per via del ricircolo dell’aria ormai esausta, delle temperature troppo basse (garantite su voli da e per gli USA e Paesi arabi) o troppo alte, o degli eccessivi livelli di umidità. Bene ha fatto quindi Boeing, con l’uscita del suo 787 Dreamliner, a evidenziare le migliorie nel comfort (aria più secca e pressione equiparabile a quella presente a una quota di 1800 metri). All’insegna del pagare tutti un po’ di più per avere tutti un viaggio più confortevole.

L’effetto Coanda

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Tutti almeno una volta hanno verificato che, mettendo un dito sotto il rubinetto aperto, il flusso dell’acqua tende a seguire il contorno della superficie del dito, piegandosi in maniera quasi inattesa.
Ciò è dovuto all’attrito tra l’acqua e la pelle, per cui si ha un rallentamento delle molecole di fluido a contatto; tuttavia, per via della coesione tra le molecole d’acqua più esterne e quelle rallentate, si ha una deviazione di tutto il flusso, che rimane aderente alla superficie solida.
Henri Coandă (1886-1972), pioniere dell’aeronautica rumeno, fu il primo a realizzare un aeroplano funzionante con propulsione a reazione. Nel 1910 sperimentò suo malgrado l’effetto che da lui avrebbe preso il nome: le fiamme uscite dal propulsore avvolsero la fusoliera del velivolo, proprio a causa dell’attrito e conseguente deviazione del flusso dei gas di scarico con la superficie. perse il controllo del mezzo, che andò distrutto, lasciando però illeso lo scienziato rumeno.
Risale al 1939 il prototipo della Vought Aircraft Company, che realizzò un velivolo la cui forma è quella “classica” dei dischi volanti, dal nome forse non eccelso di “Flying Flapjack”. Il mezzo si librava in qualche modo nell’aria, soprattutto grazie alla sua forma. Molti avvistamenti nel corso di tutto il secondo conflitto mondiale di oggetti non identificati possono essere legati alle missioni di questi strani velivoli. Tra gli ultimi avvistamenti registrati vi è quello di Kenneth Arnold, di Boise, Ohio, che nel 1947 denunciò l’avvistamento di un “disco volante” dal proprio velivolo da turismo. Pochi mesi dopo la Marina Militare americana dichiarò la sperimentazione con il Vought V-173 (questo il nome dell’aereo) conclusa.
Nel 1990 il Pentagono sperimentò un oggetto che già dal nome si manifestava oscuro: l’MSSMP (Multipurpose Security and Surveillance Mission Platform) fu progettato come mezzo di supporto tattico multiuso. Le finalità previste per il suo utilizzo spaziavano dal controllo degli incendi boschivi al supporto alle forze di soccorso in aree colpite ad esempio da catastrofi naturali, costituendo ponti radio; le applicazioni più strategiche comprendevano molte operazioni di ricognizione.
Oggi l’oggetto del desiderio del Pentagono va sotto il nome di “GFS Projects” (“Geoff’s Flying Saucer”), e sta per il progetto di un velivolo in grado di sollevarsi dal suolo, librarsi in aria, muoversi a zig-zag e atterrare dolcemente.

Il tutto per mezzo di un ventilatore, che soffia aria all’interno del velivolo verso l’alto; l’aria discende poi internamente lungo la superficie curva grazie proprio all’effetto Coandă, dando così portanza al mezzo, e sollevandolo.