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Monocicli curiosi

primo-monoruota

Il primo monociclo con pilota all’interno della ruota risalirebbe addirittura al 1869: fu costruito dalle officine Rousseau di Marsiglia e funzionava a pedali.
La prima Dynasphere a motore del mondo, monoruota esposta al Salone di Torino del 1904, con motore monocilindrico verticale, trasmissione a cinghia con pignone finale e ruota dentata, fu realizzata dalla casa milanese Garavaglia.
È molto probabile che sia la prima realizzazione del genere in assoluto. Si tratta di una ruota del diametro di due metri in cui è montato un motore, sopra di cui è fissata una poltroncina per il guidatore. Un sistema di trasmissione a cinghia, con pignone e corona finali, fa sì che mentre il complesso motore-sedile rimane fermo in posizione verticale, la parte esterna della ruota rotoli normalmente, a velocità modesta sul terreno.
Seguono ulteriori esempi di questo strano mezzo, che acquista una certa notorietà, e conquista le copertine delle maggiori riviste di divulgazione tecnologica.
La stagione dei monoruota termina con l’inizio degli anni ’30, forse condizionata anche dalla Grande Depressione.
Un sussulto di vitalità, però, è più che recente: un’azienda brasiliana, la Wheelsurf Sport ltda, produce attualmente dei monoruota, che commercializza a un prezzo inferiore a 4000 dollari.

La ruota di Falkirk

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La Falkirk Wheel è un’installazione posta presso l’omonima località scozzese, situata tra Glasgow ed Edinburgo.
Essa svolge funzione di raccordo tra i due principali canali artificiali di quella regione: il Forth and Clyde (costruito nel 1777 tra i porti di Grangemouth e Falkirk, al fine di connettere Glasgow con la costa occidentale scozzese) e il Canal Union (terminato nel 1822, copre la distanza tra Falkirk ed Edinburgo).
A causa dell’a conformazione del territorio, i due canali arrivano a Falkirk in prossimità l’uno dell’altro con un dislivello di 24 metri, anticamente colmato con 11 chiuse.
Le chiuse erano però costose da mantenere, oltre che lunghe da passare per un qualsiasi naviglio, e furono dismesse nel 1930. Nel 1963 iniziò la progettazione di questo enorme “carosello”, terminato poi nel 2002.
I due bracci della ruota portano alle estremità due “vasche”, nelle quali sono collocate le imbarcazioni, che rimangono così immerse in acqua. Le vasche hanno una capacità di 360.000 litri ciascuna.
I cassoni devono girare alla stessa velocità della ruota, ma in senso opposto, per mantenerli a livello e per essere sicuri che il carico formato dalle barche e dall’acqua non si capovolga quando la ruota gira. Ogni estremità dei cassoni è sostenuta da piccole ruote che girano sulla faccia interna dei fori del diametro di 8 metri all’estremità dei bracci, permettendo che i cassoni girino. La rotazione è controllata per mezzo di un treno di ingranaggi formato da tre ingranaggi grandi inframmezzati da due più piccoli ingranaggi folli, tutti con i denti esterni. Il grande ingranaggio centrale funge da “ruota sole” fissa. I due ingranaggi folli più piccoli fungono da “ruote pianeta”. Quando i motori girano la ruota, i bracci oscillano e le ruote pianeta agganciano l’ingranaggio sole, che guida le prime ad una maggiore velocità, ma nello stesso senso. Le ruote pianeta agganciano i grandi ingranaggi all’estremità dei cassoni, muovendoli alla stessa velocità della ruota centrale, ma nel senso opposto. Ciò annulla la rotazione dovuta al movimento dei bracci e mantiene i cassoni stabili e perfettamente livellati.
Pur a fronte della differenza di peso tra il carico trasportato dai due bracci della ruota, per effetto della legge di Archimede i due bracci sono sempre quasi perfettamente bilanciati, cosicché occorre una quantità di energia modestissima per movimentare la ruota. Basti pensare che il motore elettrico installato ha una potenza di soli 22,5 kW, pari a quelli di una vecchia Panda 30.
Decisamente poco se si pensa che un braccio, compresa l’acqua e l’imbarcazione, ha un peso di oltre 300 tonnellate.
Una rotazione completa (compresa l’attivazione delle chiuse e le regolazioni dei livelli dell’acqua) si svolge in circa un quarto d’ora, mentre una rotazione di 180 gradi richiede soli 5 minuti e mezzo.
La Falkirk Wheel è costata 17 milioni e mezzo di sterline, mentre la spesa per il progetto complessivo di ristrutturazione del sistema dei due canali è ammontata a 84 milioni e mezzo.
L’installazione è oggigiorno uno dei simboli della Scozia, tanto da apparire anche sul retro delle baconote da 50 sterline emesse dalla Bank of Scotland nel 2007.