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globalizzazione del piffero

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Siccome non lo si può comprare dall’Italia, viaggerà un po’ il Kindle Paperwhite che ho giusto acquistato da Amazon (punto com, ça va sans dire). Prima tratta: dai magazzini di Jeff Bezos a un posto vicino all’aeroporto JFK, tale Springfield Gardens, che i giardini li ha persi, da quando, subito dopo la Seconda guerra mondiale, decisero di costruire un aeroporto su quello che era il terreno del campo da golf di Idlewild. Oggi nel block giusto davanti allo spedizioniere che riceverà il Kindle c’è una prigione, la Queens Detection Facility, proprio in mezzo ad altri corrieri – sono pazzi questi americani. Il solerte spedizioniere compirà una scelta oculata tra nave ed aereo (il secondo costa grossomodo dieci volte più della prima) per far compiere al dispositivo la seconda tratta, che lo condurrà negli Emirati Arabi Uniti, più precisamente Abu Dhabi. Lì, giungerà, nella massima legalità – non è ironico – nelle mani di un italiano, con il quale transiterà presumibilmente a Fiumicino (terza tratta), e poi in Umbria, regione di origine del pilota (quarta tratta). Le Poste Italiane copriranno la quinta e ultima tratta. Per via di tutto ciò il Kindle Paperwhite, in uscita il 1^ ottobre, potrebbe essere a mie mani in tre settimane.
Ora, siccome viviamo in un mondo reale, viene da chiedersi: quale sarà la reale data di arrivo? Quale il collo di bottiglia? Per chi non si intende né di informatica né di enologia, chi farà ritardo? Amazon? Manco da pensare. Annunciano la spedizione il 22 ottobre, e i 5-8 giorni stimati con la consegna gratuita con il “FREE Super Saver Shipping” (ok, sono un pezzentone, ma che sono tre giorni di più in un mese?) collocano l’arrivo del dispositivo alla prima destinazione, Springfield Gardens, NY, 150th Avenue (può essere una avenue lunga circa 400 metri?), tra il 29 ottobre e il 1^ novembre. Secondo me arriverà alla mezzanotte del 30 ottobre. Ci metto cinque euro dei miei che lo spedizioniere dello stato di New York, a quel punto, salvo improbabili riots nell’adiacente edificio correzionale, farà del proprio meglio per liberarsi del pacco nel minore tempo possibile. Diamogli una decina di giorni, e l’incomodo varcherà la frontiera araba. Rimarrebbe la dogana degli Emirati, che notoriamente è anche più solerte dello spedizioniere, salvo riservarsi tempi geologici per alcune procedure. Poniamo un paio di settimane, basteranno, no?
Arriviamo quindi al nostro amico pilota, che impiegherà un tempo non prevedibile con certezza, ma una quindicina di giorni dovrebbero bastare, almeno spero, perché rimetta piede sul patrio suolo. Lì dovrà recarsi munito di pazienza di Giobbe in un ufficio postale, e spedire (tanto il pacco ce l’ha già, è quello di Amazon) la merce. Buon Natale.
Tutto ciò perché Amazon deve smaltire i propri Kindle della serie precedente nella periferia dell’Impero (che saremmo noi, questa volta), alla faccia dell’apparentemente imprescindibile globalizzazione. Siamo invece ancora, e lo è Amazon come noi, fortemente provinciali, contestuali, locali, rionali, xenofobi, nazionalisti, leghisti, e non è detto che alcune di queste caratteristiche, principalmente concentrate nella prima parte dell’elenco, siano da disprezzare.

Libri senza fili, senza costo, senza carta

luca-pacioli

Otto anni fa si era già distinto per aver creato un sistema di valutazione degli insegnanti secondo criteri aziendali. Così ne parlava il “Corriere della sera” il 29 gennaio 2002:
In cinque davanti allo specchio: i docenti che osservano se stessi rispetto alle loro competenze professionali, i loro colleghi che li giudicano, gli studenti che valutano i comportamenti e le capacità dei professori, i genitori che esprimono il loro parere nei confronti degli insegnanti dei propri figli.”

Oggi Giuseppe Strada, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico “Pacioli” di Crema, propone un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria per affrontare il problema delle spese sempre crescenti per i libri di testo. L’uovo di Colombo è, manco a dirlo, il pc. Un portatile di fascia base, un entry level, che sarebbe concesso per un minimo di tre anni a ciascuno studente per un canone mensile di circa 10 euro. Se a questo si aggiungono i fortunati esperimenti già compiuti in Italia per la redazione di testi scolastici da parte dei docenti, ovviamente a costo zero perché in formato elettronico, il cerchio si chiude.
Su di un altro versante, da un paio di mesi è disponibile per la vendita fuori dagli Stati Uniti il Kindle, l’e-book reader di Amazon. Una rivoluzione, perché la nitidezza e la stabilità della visualizzazione del dispositivo sono a un livello molto alto. 250 euro più tasse e ci si porta a casa un “coso” capace di leggere degli e-book in formato proprietario Amazon, dopo averli scaricati dallo stesso sito del più grande venditore di libri al mondo. Kindle legge anche i file in formato pdf, i file di testo e i fogli elettronici, e grazie alla sua connettività wireless può visitare il sito del giornale al quale siamo abbonati (uno solo in Italia, per ora, quello citato sopra) e così fungere da e-newspaper. Scorrere le pagine è comodo, e Kinlde pesa meno di 300 grammi. Primo risultato di rilevo di Kindle: il numero di e-book venduti da Amazon il giorno di Natale ha superato quello dei libri cartacei (forse, però, con le librerie chiuse, l’evento ha da essere ridimensionato).
Un po’ di anni fa (A Conversation on Information – An interview with Umberto Eco, by Patrick Coppock, February, 1995), Umberto Eco sosteneva:

Once I used to go to the library and take notes. I would work a lot, but at the end of my work I had, say, 30 files on a certain subject. Now, when I go into the library – this has happened frequently to me in American libraries – I find a lot of things that I xerox and xerox and xerox in order to have them. When I come home with them all, and I never read them. I never read them at all!

L’odore della carta di un nuovo libro potrebbe portare a considerazioni nostalgiche, anche un po’ banali, già possibili nel momento in cui Eco sosteneva questo pensiero. Per analogia al processo di fotocopia, invece, ci si può chiedere: ci stiamo una volta per tutte avviando al semplice possesso dei libri, seppure in formato elettronico?

La lettura sequenziale dei dischi in vinile è stata superata prima dall’accesso diretto (o randomizzato) dei cd-rom, poi dei dvd, e poi dalla realizzazione di compilation di mp3, con brani scelti tra migliaia. L’opera letteraria (eminentemente il romanzo, meno il saggio) ha normalmente una struttura interna fortemente sequenziale, sebbene possa essere intrigante una lettura randomizzata in qualche raro caso. Il libro rilegato ha forma funzionale a questo accesso. Con l’attuale stato dell’arte tecnologico il nostro approccio sarà verso una lettura ad accesso diretto? Creeremo delle compilation letterarie dove si inizia con il primo capitolo de I promessi sposi, proseguendo con qualche stralcio da Tre sono le cose misteriose, per concludere con le pagine finali de La morte a Venezia? Il tutto inframmezzato da estratti da Un amore di zitella, Il vecchio e il mare e Novecento?